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Dalla Rassegna Stampa

16/07/2010 - 1a Corri a Olcenengo - volantino dell'evento
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12/05/2010 - Pellegrinaggio al Beato Pietro Levita da Salussola
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02/05/2010 - La scuola al Presidio della Protezione Civile
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Regione Piemonte
Provincia di Vercelli
Comune di Vercelli

Il Paesaggio - Edifici e Monumenti - Costumi e Usanze

Il Palazzo Comunale
L'edificio comunale è stato realizzato verso la fine dell'Ottocento.
La struttura presenta due piani fuori terra individuabili sulle facciate esterne da una cornice marcapiano.
L'Amministrazione comunale ha organizzato un'iniziativa artistico-culturale di notevole interesse ed originalità: "Il Palazzo Dipinto".
L'arte è di casa a Olcenengo dal 1988. La mostra collettiva di pittura e scultura, nota dal 1996 come "Olcenengo Arte", abbinata alla festa patronale di luglio, ospita ogni anno numerosi artisti locali.
L'Amministrazione comunale istituì nel '96 la collezione pubblica "Olcenengo Arte" e deliberò di accettare la donazione di 25 opere acquisite al patrimonio comunale. Nel 2004 il numero di tele (100 x 150 cm) donate dagli artisti è salito a oltre 70.
La maggior parte delle opere sono in mostra permanente presso la Residenza anziani del comune di Olcenengo e nell'androne dell'edificio comunale.
In occasione della presentazione del catalogo di opere della collezione "Olcenengo Arte", l'Amministrazione comunale ha rivestito le facciate del palazzo comunale attraverso assolate isole, azzurre marine, rustiche campagne e verdeggianti paesaggi dipinti sulle tele.
Con questa iniziativa il comune ha aggiunto un altro tassello d'arte che si somma agli ormai mitici murales che decorano vie e piazze dell'abitato durante la festa patronale e alle mostre collettive di pittura e scultura.
Asilo Infantile Margherita Perazzo Asilo Infantile Margherita Perazzo
Nel 1930 la signora Perazzo Margherita disponeva per testamento la realizzazione di un nuovo asilo secondo criteri moderni ed il figlio dott. Guglielmo Perazzo eseguiva la volontà materna.
In un primo tempo l'asilo fu ospitato dalle monache, poi dalle Suore Salesiane, dalle Suore di Santa Margherita per oltre sessanta anni ed infine dalle Sorelle Misericordiose.
Attualmente l'ex asilo, di proprietà comunale, ospita un circolo ricreativo ANCOS ed è sede della società sportiva U.S. Olcenengo calcio.
Ex Casa del Fascio
L'edificio denominato "Ex-casa del fascio" sorge al centro del paese, a pochi metri dal palazzo comunale .
La struttura è stata oggetto di interesse da parte dell'Amministrazione comunale per la possibilità di un riutilizzo ai fini sociali e culturali. Con l'attuazione di un piano di recupero l'edificio è stato ristrutturato ed ampliato per la realizzazione di un centro polifunzionale.
Il progetto di ristrutturazione e recupero storico dell'edificio è stato sottoposto alla valutazione artistica dei Beni Culturali poiché si tratta di un palazzo di notevole valenza storica. Lo stile architettonico di stampo fascista è tipico dell'ordine classicista dei primi del Novecento e in esso si distinguono i caratteri decorativi della struttura: precisione nel segno, decisione nel colore, risolutezza della forma.
Attualmente il fabbricato, di proprietà comunale, è costituito da un ampio salone polivalente diventato sede di numerose manifestazioni pubbliche. La parte antistante, disposta su due piani, ospiterà la pinaoteca delle Terre d'acqua , una fototeca, un punto multimediale e la biblioteca comunale.
La parte retrostante, disposta su due piani, è oggi sede del Centro Accoglienza per l'infanzia gestito dalla cooperativa BIOS.
L'area esterna, Piazza Carlo Angela, ospita un ampio spazio adibito ad area mercatale ed un parco giochi.
Parrocchia dei Santi Quirico e Giulitta Parrocchia dei Santi Quirico e Giulitta
La chiesa parrocchiale è sempre stata dove si trova ancora attualmente. Non si conosce l'anno della fondazione. Neppure si sa con precisione se nell'anno 899, fu distrutta e bruciata nel sacco di Vercelli.

La costruzione che giunse fino a noi era antichissima e risaliva al 1100 1150.
Era di stile romanico. Prima vi era una sola navata centrale con un bellissimo occhio nella facciata. In seguito si aggiunsero le due navate laterali, quella di destra più piccola, che avevano sulla facciata due finestre semigotiche.
Nel 1929 D. Giovanni Battista Prandi, grande costruttore, abbattuta la vecchia e pericolante chiesa ne inizia una nuova secondo il disegno dell'architetto Gallo.
La Chiesa in breve tempo fu costruita, decorata e consacrata il 17 aprile del 1933 da Mons. Giacomo Montanelli.
Rimaneva ancora da restaurare il campanile. Solo nel dopoguerra il vecchio campanile, in grave deperimento, fu ricostruito.
Attualmente all'interno della Chiesa, nella parte nord, su un antico muro incluso nella nuova costruzione è conservato un affresco raffigurante Gesù deposto dalla Croce: tutto l'affresco è segnato da colpi precisi di martello come se qualcuno avesse voluto deturpare o distruggere l'affresco. "Pare che un invasato avesse voluto sfregiare in modo sacrilego, ma sul più bello ecco che il braccio destro ricade inerte e l'uomo non riesce più a rialzarlo, mentre il martello gli sfugge dalla mano rimanendo paralizzata" - tratto da "OLCENENGO: un paese che è diventato il mio paese" di Don Cristiano Formaggio, 1999.
Chiesa San Pietro Levita Chiesa San Pietro Levita
La chiesa di San Pietro Levita si erge alta al centro di una vasta area livellata in dolce declivio tutt'intorno, sistemata a parco con aiuole e panchine, dove possono sostare in tranquillità passanti e devoti.
A pianta centrale di forma ottagonale con una croce luminosa sul colmo del tetto. Presenta delle vetrate a colori: una per la finestra centrale con la figura del Santo, altre sei per le finestre intorno con figure e simboli sacri.
Olcenengo nel 1484 fece il voto del pellegrinaggio annuale a Salussola presso l'urna del Beato Pietro Levita.
Nel 1864 si costruì una cappella in onore di San Pietro Levita in memoria dell'antico voto ad opera di alcuni benefattori.
La notte fra il 2 e 3 novembre 1968 la terribile alluvione che tanti danni fece al nostro paese e due vittime la investì e la distrusse. Il "Gi¨sot", così viene chiamata dagli olcenenghesi la chiesetta di San Pietro Levita, nel 1974 è risorto a pochi passi dal luogo dove sorgeva l'antica chiesa.
Monumento a S. Domenico Savio Monumento a S. Domenico Savio
Il monumento dedicato a San Domenico Savio è situtato sul sagrato della Chiesa parrocchiale dei SS. Quirico e Giulitta.
Venne eretto per volontà di Don Leopoldo Greppi negli anni '60, durante il suo ministero sacerdotale in Olcenengo (dal 1951 al 1973), perché fosse riconosciuto dalla gioventù come un "fulgidissimo modello" da imitare e perseguire nella vita.
Fontana pubblica della 'sgorgia' Fontana pubblica della "sgorgia"
La fontana pubblica di piazza Paietta a Olcenengo è diventata il simbolo del paese: una rana al bordo della vasca sprizza uno zampillo d'acqua su una sgorgia, airone cenerino, volatile tipico delle nostre risaie ad ali spiegate.
Situata al centro del paese e circondata da piante, aiuole e panchine, è diventata il punto di ritrovo per gli abitanti del paese e un punto di sosta per gli amanti della bicicletta che, specialmente nelle giornate più assolate, trovano ristoro e sollievo, concedendosi una pausa all'ombra e dissetandosi con la fresca e apprezzata acqua della fontanella situata a pochi passi dalla sgorgia.
Il Castello di Olcenengo
La notizia più antica riguardante Olcenengo risale a una disposizione sinodale del 964, in cui è nominata la parrocchia di Auzeningo. Il nome si modificò in Olcenengo, ma resta sempre chiara la sua origine longobarda, perché porta il suffisso "engo" come diversi altri paesi della medesima provenienza. Il suffisso "engo" unito ad un nome indica la proprietà di un signore.
Nel nostro caso Auzeningo, secondo il Bruzza, significa possedimento di Azone. Non si sa però chi sia stato questo personaggio.
Verso la fine dell'XI secolo il territorio vercellese fu terrorizzato dalle scorrerie degli Ungari. Questi barbari preferivano razziare nei paesi senza difesa, per le campagne e nei cascinali. Giunsero anche a Vercelli il 13 dicembre 899 saccheggiandola e uccidendo il vescovo e tutto il clero. Nei paesi attorno a Vercelli la gente aveva paura e non osava più portare i neonati nel Duomo per farli battezzare. Più tardi, cessato il pericolo delle scorrerie, il vescovo Ingone, col sinodo del 964, volle ristabilire l'ordine che c'era prima, perciò impose che i parroci delle chiese di Pezzana, Prarolo, Quinto, Calvignasco (Larizzate), Casalrosso e Olcenengo dovessero battezzare i bambini nella chiesa e battistero di Sant'Eusebio, cioè nella cattedrale di Vercelli. Dal documento sinodale sappiamo quindi che nel 964 esistevano sia il paese che la parrocchia di Olcenengo.
Più tardi, il papa Adriano IV, con bolla del 27 dicembre 1156, e il papa Lucio III, nel 1182, riconfermarono alla Chiesa e al vescovo di Vercelli la chiesa di San Quirico e Giulitta di Olcenengo, con le sue decime e pertinenze. Infatti, nell'estimo delle chiese e dei benefìci della diocesi del 1298 è segnato: "Ecclesia de Olzenengo, Cappella castri de Olzenengo, subsunt Capitulo Vercellensi".
L'indicazione ci fa sapere che a Olcenengo in quel tempo (1298) esisteva già il castello nel quale c'era una cappella dedicata a San Giovanni Battista. Ma la roccaforte non è legata a episodi di guerre o di violenze.
Apparteneva alla famiglia degli Avogadro di Quinto, che la occuparono pacificamente tenendosi sempre ai margini delle lotte. Dal 1930, la famiglia di Pietro Avogadro di Quinto, che occupava il castello , si specificò meglio come avogadro di Olcenengo. Sembra che il cstello fosse collegato a quello di Quinto, una giustificazione la si trova nel fatto che entrambi i castelli fossero di fazione guelfa, sotto gli Avogadro.
Nel 1404 il luogo passò sotto i Savoia.
Quando gli Avogadro di Olcenengo si spensero nel 1596, i Savoia investirono del castello e del piccolo feudo Eusebio Arona.
Poi , con l'estinzione degli Arona la proprietà , nel 1722, passò ai signori Ricca. Ora il castello ha pochi ambienti adibiti a casa colonica.
Le croci delle rogazioni Le croci delle rogazioni
Un tempo su ognuna delle quattro strade che portano al paese di Olcenengo era posta una croce alla quale il 25 aprile e nei tre giorni prima dell'Ascensione si facevano processioni votive per il buon esito della semina e del raccolto. Scomparse le antiche croci dalle strade del paese, l'Amministrazione Comunale ha pensato di erigerne altre che sono state benedette dall'Arcivescovo di Vercelli Padre Enrico Masseroni e successivamente installate nei punti dove sorgevano le antiche croci. Le croci artistiche delle rogazioni sono opera dello scultore olcenenghese Franco Arrigoni: le croci svettano alte sulla campagna a protezione della nostra gente e dei raccolti
Monumento dedicato a Carlo Angela
Monumento con lapide realizzato dallo scultore locale Franco Arrigoni, in cemento e ferro con una spessa cornice in maglia di lamine di ferro. E' situato all'ingresso della cascina Pallanza a Olcenengo, dove Carlo Angela nacque il 9 gennaio 1875.
In occasione del 130-esimo anniversario della nascita del prof. Carlo Angela, figura di uomo democratico, solidale e libero, insigne psichiatra e uomo di primo piano della Resistenza civile, prima e durante la seconda guerra mondiale, i figli Sandra e Piero Angela hanno scoperto il monumento con lapide realizzato dallo scultore Franco Arrigoni commissionato dall'Amministrazione comunale.
Direttore della clinica psichiatrica di San Maurizio Canavese, Angela offrì asilo e protezione a ebrei e perseguitati politici, a rischio della propria vita, salvandoli dalla deportazione. Un'opera condotta in silenzio, perseguita con coraggio e lucidità, che pone Angela nel firmamento dei "Giusti tra le Nazioni", accanto a personaggi del calibro di Oskar Schlinder e Giorgio Perlasca.
Piero Angela, noto conduttore televisivo e divulgatore scientifico, così ha ricordato il padre: "Uomo schivo, legato alle radici contadine della famiglia, conscio che l'esempio e le azioni, più delle parole, devono determinare l'agire di una persona".
Dopo lo scoprimento del monumento e una breve visita alla casa natale di Carlo Angela, attualmente presso la cascina Pallanza, il Sindaco di Olcenengo, Ercole Gaibazzi, ha conferito la cittadinanza onoraria a Sandra e Piero Angela, presso la sede comunale.
Franco Arrigoni: tondi in rame sbalzato Franco Arrigoni
Lo scultore locale Franco Arrigoni non è nuovo a performance artistiche ad Olcenengo; sue sono le sei magnifiche croci delle rogazioni, di circa 2 metri l'una, che l'Amministrazione ha posto sulle strade di accesso al paese, in ricordo delle antiche croci che proteggevano gli abitanti e le messi.
Sulla facciata del cimitero sono altresì posti due tondi in rame sbalzato, di grandi dimensioni, che rappresentano la morte e la resurrezione.
Altre opere di Arrigoni, sempre su rame, realizzate con la tecnica a sbalzo, sono presenti nell'atrio del municipio: lo stemma del comune e l'allegoria dei lavori nei campi.
Per ultimo ha realizzato, su incarico dell'Amministrazione comunale, il basamento per la lapide dedicata a Carlo Angela.